Vivere perché

Vivere perché

Razionalmente, possiamo dire tutto e il contrario di tutto, e mettere in dubbio qualunque visione che non si accordi con la nostra. Ma la “nostra visione” da dove viene? Essa, e’ realmente nostra? E’ frutto di una reale ricerca, a seguito di interrogazioni, di dubbi, quelli che non ti fanno dormire la notte? Oppure, e’ solo un aderire superficiale all’idea che ci solletica di più o che meglio si adatta, come un enzima al substrato, ai nostri pregiudizi o a quello che ci piacerebbe che fosse? La tendenza a credere o a non credere, è dura a morire. Il “dubbio attivo”, quello che ci spinge ad indagare in noi stessi, e a non accontentarsi così facilmente delle prime risposte che arrivano alla coscienza, magari prese un po’ di qua e di la, credo sia un potente strumento a disposizione dell’uomo per sviluppare intelligenza, sensibilità e comprensione…ben consci dell’esistenza, inoltre, di molte altre forme d’intelligenza, come quella del cuore e di quella intuitiva che appartiene più all’essere profondo, che alle nostre ben conosciute e tanto acclamate…capacità cerebrali. Comunque sia, e’ da molto tempo che mi faccio la seguente domanda: “Come si fa a vivere la propria vita senza sapere chi o cosa si è…e sopratutto…cosa sia questa cosa che chiamiamo vita?”. Quello che ho compreso in prima istanza e’ che il pericolo per la nostra indagine deriva dall’accettazione passiva di risposte da parte di coloro che non ne hanno, ma che, giustamente, ed è inutile negarlo…sopravvivono bene lo stesso. Esatto…sopravvivono. Ho compreso che per vivere…abbiamo bisogno di “conoscere” e di “essere”. Invece, per sopravvivere, e’ sufficiente seguire gli altri… e fare ciò che tutti hanno sempre fatto, e cioè: imitare gli usi, i costumi, le superstizioni, il parlare, il pensare e il sentire di coloro che ti circondano, per sentirti sicuro, accettato, e sprofondare così nella dolce sensazione di sentire e credere di far parte di un qualche cosa che ti protegge e ti sorregge, purché ti adatti e accetti senza discutere le regole del gioco…senza regole. E meno domande ti fai…meglio e’. Osservo, che sono in molti ad essere terrorizzati dal farsi delle domande e dall’indagare con lo scopo di vedere oltre la punta del naso, e ne deduco, che diventerà allora piuttosto difficile ricavare una qualsiasi forma di soddisfazione o piacere, dal mero sopravvivere. Far passare il tempo – della nostra vita – trascinandoci come dei sonnambuli, da una occupazione ad un altra, senza una motivazione che sorga da un profondo desiderio, sentito, indagato, e pienamente vissuto con sincerità ed intenzionalità, mi fa riflettere. Dunque…vivere…ma per chi, e per che cosa? Nessuno potrà rispondere a queste domande, esistenziali e personali, e trovare delle risposte, se non colui che le pone, premesso che le ponga sinceramente e non per giocare a fare il filosofo. Osservo che il vivere passivamente, senza sapere il perché, è quello che ci fa aderire supinamente alle idee e ai condizionamenti di massa, perché non abbiamo nulla di concreto…di realmente nostro…da contrapporre e con cui confrontarci. Credere, e’ più facile e comodo che interrogarsi e trovare delle risposte. Seguire le idee di qualcuno per simpatia o perché fa il “lavoro al posto nostro…” è certamente comodo, ma  ricordiamo, che i grandi del passato non hanno seguito nulla e nessuno… tranne il loro sentire e la loro stessa comprensione maturata nel tempo, mentre invece, il mondo è pieno di seguaci. Seguire la propria comprensione, e’ scomodo e difficile, ma credo sia l’unica risposta come alternativa ad una passività mentale ed emozionale che ci porterebbe solamente a vivere un futuro che non è altro che una proiezione “copia-incolla” del proprio passato.

In pratica…nessun futuro, nel senso di qualcosa che ci differenzia dal nostro passato. Certo, qualcuno potrebbe anche obbiettare filosoficamente che tutto cambia e che non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, ma a ben vedere…le situazioni sicuramente cambiano, ma e’ l’uomo invece a non cambiare di molto, nonostante le migliaia di anni di presunta evoluzione e i vari processi e tentativi di civilizzazione. Ovviamente…generalizzando. Vivere dunque, imparare e comprendere vivendo e sopratutto…amando la vita,  vivendo sempre più consci di sé e del fatto che questo processo, probabilmente non avrà, fortunatamente, mai fine.

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