La mente condizionata

La mente condizionata

La nostra mente condizionata (ego-immagine), è molto abile a occultare la verità, e lo fa abilmente creando compartimenti stagni all’interno della mente stessa, frazionando e suddividendo: ricordi, decisioni, affermazioni, negazioni, desideri, aspirazioni, traumi, ferite, conoscenze, e comprensioni, in modo da poterne vedere, solo un pezzetto alla volta.

Così, in questo modo, non potrai mai vederti completamente.

Ogni pezzetto di te stesso, è in grado di “girare la frittata” e farti vedere solo ciò che fa ti fa più comodo. Il resto rimane occultato nel “lato ombra” di te stesso.
L’ego-immagine costruisce e gestisce abilmente le illusioni, nascondendo la verità per mezzo di una serie di “scatole cinesi” dove sembra non esserci mai una fine.
Ogni volta che apri una scatola cinese, riesci a trovare sempre nuove giustificazioni e razionalizzazioni per difendere te stesso, proiettando la colpa sul mondo oppure sugli altri.
Più scatole apri, e più ti trovi a doverne aprire, e più ti trovi a mentire e a ingannarti.

Potresti passare l’intera vita ad aprire e analizzare senza che cambi mai niente.

Serve calma e pazienza e costanza.
È qui si distingue il ricercatore vero, dal ricercatore occasionale del weekend.
Il ricercatore conosce, apprezza, e utilizza gli strumenti, e la conoscenza che gli sono stati forniti.
Egli ha imparato a non rifiutare nulla, accetta tutto ciò che si presenta sul cammino, non rifiuta, né la gioia, né la sofferenza. Non si preoccupa, né del guadagno, né della perdita. Non si angoscia per un fallimento, né si esalta per un successo.

Egli è oltre…
Vive nel mondo, ma non è schiavo del mondo.

Tutto questo, fa  parte del sentiero.
Il ricercatore sincero sa di poter lavorare qui e ora, su quello che c’è; egli non scappa, non fugge, anche perché… ha compreso che non c’è altro luogo dove andare se non dentro se stessi.

Se tu dormi che colpa ne ha il mondo?

Osserva: tutto ciò che si manifesta in te ha una sua causa, e questa si trova unicamente in te stesso.
Fattori esterni quali situazioni e persone, sono solamente delle condizione o fattori secondari, che scatenano la causa, la quale poi,  produce un certo effetto che tu chiami simpatia, amicizia, umiltà, rabbia, delusione, risentimento, sofferenza, gioia, piacere ecc.

 Ma in sostanza…esce solo ciò che era già presente in te… null’altro.

Pochissimi sono i veri ricercatori, quelli che veramente si mettono in gioco. I ricercatori non sono interessati alla sicurezza o al prestigio, né all’approvazione degli altri, né hanno paura di sbagliare, perché vivono senza pregiudizi. Sperimentano se stessi, conoscono se stessi, amano, soffrono come tutti gli altri, ma a differenza di tutti gli altri, ne escono trasformati, e poi… si elevano al di sopra del “sonno delle masse”.
I finti ricercatori si spingono fino alla soglia della porta, ma non entrano mai; hanno investito troppo nella sicurezza, nella rispettabilità ecc. Il loro scopo, è quello di stare almeno un po’ meglio, ottenere un po’ di benessere, un po’ di attenzione; essi cercano un’oasi di pace dal mondo che li circonda, ed hanno ancora troppa paura del mondo per lavorare profondamente su se stessi. A volte si “parcheggiano” aspettando tempi migliori per tornare al mondo come prima
Lo si vede bene, quando tentano di giustificare la loro mancanza di attenzione e di presenza, incolpando gli altri.

Un ricercatore non incolpa nessuno, né se stesso, né gli altri.
Egli sa che tutto, è sotto certi leggi; tutto dipende dalla coscienza di sé.
Egli sa che le cose prendono una certa direzione, perché in quel dato momento,
non possono prenderne un’altra.

Un ricercatore usa i suoi strumenti per vedere e indagare; per cercare le cause di tutto ciò che gli accade. Egli si muove con delicatezza e circospezione, non ha fretta di giungere ad una conclusione, perché sa che tutto cambia e continuerà a cambiare. Il tempo, porterà allo scoperto nuovi strati del suo essere, che egli non aveva fino ad ora scoperto e osservato.

Il più grande ostacolo con cui il ricercatore si deve confrontare
(a parte l’alterarsi di momenti di maggiore o minore coscienza di sé)
è la paura di vedere e di conoscere la verità su se stesso.

 Il falso ricercatore non indaga sinceramente, ma crea opinioni ad hoc, senza aver mai visto se stesso sotto la luce della consapevolezza.

Il falso ricercatore non crede (perché non vede) che ogni essere umano, è solo un groviglio di paure, bisogni, desideri, illusioni, emozioni negative, senza alcuna coscienza di sé.

Fa male, lo so, ammettere questo, ed è per questo motivo che ognuno si costruisce mentalmente un’immagine socialmente accettabile di se, che poi cerca di far “vidimare ” agli altri.

Il ricercatore sincero indaga su se stesso:
Chi o cosa prova sofferenza o dolore, e perché?
Chi o cosa è stanco o ha fame, e perché?
Chi o cosa prova queste emozioni, e perché?
Chi o cosa pensa, o sente, e perché?
Chi o cosa sta muovendo questo corpo, e perché?

Più indaghi e meno troverai un “IO” un “EGO personalità”; questi sono semplici fenomeni superficiali,  come le increspature delle onde sul mare.

 Più rimarrai in superficie, più aumenterà la tua sensazione di essere separato e diviso dall’esistenza; più scenderai in profondità, e più percepisci l’unità di tutte le cose. 

È come guardare il sole che si riflette sull’acqua del lago: se l’acqua rimane immobile, il sole è uno; ma se l’acqua si muove, allora vedrai molti soli scintillare d’innanzi a te.

 Roberto Potocniak

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