Il lavoro pratico su se stessi

Il lavoro pratico su se stessi

La domanda che spesso sorge nelle persone che si accostano al lavoro interiore e alla ricerca della verità è la seguente: “A che cose mi serve… il lavorare su me stesso?”. Domanda più che legittima direi. Il punto è: sappiamo dare una risposta sensata a queste persone? Decidere di lavorare su se stessi (seriamente) nasce solo dopo un lungo periodo di studio, di osservazione cosciente – secondo delle linee guida che vengono fornite assieme all’insegnamento – e di comprensione, che possiamo chiamare – fase propedeutica – che serve solo a gettare le basi e delle fondamenta solide nelle persone potenzialmente interessate, oppure, semplicemente, incuriosite da questo mondo di ricerca. Se prima di tutto, non vediamo la nostra condizione reale e lo stato in cui versiamo, e non facciamo dei collegamenti per comprendere – di come il nostro stato attuale sia la vera causa dei nostri problemi e sofferenze – accadrà, che continueremo ad incolpare le persone della nostra vita, la società e il mondo, non ricavando così alcun beneficio utile e permanente.

Vi elenco ora, solo come “appunti”, delle tematiche importanti di lavoro su noi stessi da prendere seriamente in considerazione, perché ogni punto in realtà, necessiterebbe di una lunga analisi e spiegazione.

  1. Il bisogno di lavorare su se stessi nasce dal fatto che abbiamo realizzato fondamentalmente che non siamo affatto evoluti, come fino ad ora abbiamo creduto ingenuamente di essere. Conosciamo ed utilizziamo veramente poco di noi stessi. Viviamo immersi nel “sonno coscienziale”, nella sofferenza e nell’ignoranza. Continuiamo imperterriti, nonostante tutte le promesse che ci siamo fatti, a far del male a noi stessi e agli altri.
  2. Non abbiamo sufficiente: attenzione, memoria, concentrazione, coscienza di sé, e consapevolezza.
  3. Esiste una mancanza di un profondo ascolto e collegamento con le nostra reale natura e verità interiore che si trova nell’Essere. Viviamo solo sulla superficie di noi stessi (personalità – ego – immagine), quasi del tutto scollegati da tutte le reali qualità e potenzialità positive.
  4. Interiormente siamo divisi, scissi e sempre in conflitto, al momento, non possediamo uno stato di una vera unità interiore, un’unico “io sono”.
  5. Esiste una mancanza di conoscenza e di sviluppo delle nostre funzioni intellettuali, emotive, istintive, motorie, e di tutte le altre funzioni superiori quali amore e compassione, volontà cosciente, consapevolezza, intuizione, ecc.
  6. Viviamo immersi nell’immaginazione, nelle illusioni, proiezioni, aspettative… che ci strappano dalle realtà oggettiva e dal momento presente, impedendoci di vedere chiaramente e di decidere consapevolmente per il meglio.
  7. Viviamo chiusi in noi stessi, timorosi, schiavi di abitudini, condizionamenti, paure e fobie…soggetti a continui bisogni ossessivi di ricevere attenzione, approvazione e riconoscimento.
  8. Non sappiamo ancora amare e permettere agli altri di amarci liberamente, senza anteporre condizioni che “velano” i sentimenti veri, che sfortunatamente…non siamo più in grado di riconoscere…tanto ci siamo abituati ad: usi, costumi, e consuetudini comportamentali: surrogati dei veri sentimenti e passioni.
  9. Dobbiamo imparare a liberarci da tutte le emozioni negative…senza reprimere, né gettarle sugli altri. Semplicemente “metabolizzare” e lasciarle andare. Si tratta di un processo “alchemico trasformativo” che si apprende nel lavoro pratico su se stessi.
  10. Non siamo ancora capaci di comunicare consapevolmente, condividere noi stessi, aprendoci con sincerità e amore verso gli altri essere umani.
  11. Non sappiamo come divenire padroni di noi stessi e costruirci “creativamente” una vita su misura.
  12. Non sappiamo vivere sereni e gioire della nostra vita, provando un profondo collegamento e empatia con tutto il creato.

L’elenco non finisce qui, ovviamente, ma credo che per il momento possa bastare, e ora vediamo invece alcune riflessioni per coloro che hanno iniziato da poco a praticare, e anche per quelli che lavorano già da tempo.

L’ASCOLTO

Saper ascoltare è il primo requisito. Ascoltare attivamente, consapevolmente, mettendo da parte la mente chiacchierona. Creare uno spazio in noi stessi per accogliere ciò che viene detto, come viene detto o spiegato, senza distorcere, aggiungere, togliere, immaginare o manipolare per tirare l’acqua al proprio mulino. Senza cercare conferme su quello che “crediamo di sapere” e senza entrare in competizione o fare la gara di chi sa di più. Il nostro lavoro, non porta a sapere di più, ma ad “essere” di più. Dunque: imparare ad ascoltare, diventare silenziosi e ricettivi, accoglienti. Altrimenti entra poco o nulla, e anche quel poco, viene rimaneggiato dalla mente giudicante e distorto dall’ego.

L’APPRENDIMENTO

Questa fase consiste nel cercare di osservare in noi stessi – ciò che abbiamo imparato dagli insegnamenti – e verificarne la fondatezza. Studiare, per osservare, verificare, e sperimentare. Non credere mai in nulla che non sia stato vagliato dalla sperimentazione personale.

LA COMPRENSIONE

La comprensione nasce dall’esperienza personale. Dall’aver visto, sperimentato e verificato. Allora, diviene nostra…la “nostra comprensione”. Non viene presa a prestito. Dalla giusta comprensione nasce la “giusta motivazione” – a lavorare su se  stessi – e solo dopo, che ci siamo visti per come siamo e non per come “crediamo di essere”.

L’OSSERVAZIONE

L’osservazione di sé e delle proprie modalità personali è un lavoro continuo. Ricordiamoci che osservare non è giudicare, non è interpretare, non è manipolare o modificare ciò che si vede.

Non è giustificare, razionalizzare, oppure negare, ciò che abbiamo notato in noi stessi.

Osservare significa: divenire consapevoli di ciò che accade in noi stessi in relazione a quello che ci circonda. L’osservazione cosciente, che si apprende attraverso tutta una serie di tecniche a più livelli, modifica direttamente i nostri schemi comportamentali, separando le qualità positive (sempre esistite in profondità) da tutti i condizionamenti ricevuti o cattivi funzionamenti della nostra macchina.

LA PERSONALITA’ – L’EGO – L’ ESSENZA

Molto lavoro viene svolto nel riconoscere e separare in noi, la personalità e l’ego, dall’Essenza interiore, risvegliando quest’ultima e liberandola dal dominio dalle prime due. In una prossima lettura vedremo di approfondire questa parte molto importante del lavoro.

SEPARARE IL VERO DAL FALSO

E’ un continuo lavoro…separare in noi stessi: ciò che siamo, da ciò che crediamo di essere; le qualità vere da quelle false; bisogni veri da quelli falsi o condizionati dall’esterno, ecc. Il rischio è sempre quello di far crescere a dismisura delle false caratteristiche, a discapito dalla nostra reale natura.

LE FASI

La crescita segue delle fasi precise. Non segue i nostri desideri o il nostro volere. E’ bene saperlo e chiedere informazioni oppure studiare il materiale che viene passato, altrimenti, rischiamo di confondere le nostre idee ed aspettative personali con la realtà dei fatti, la quale, segue sempre delle leggi ben precise e non le nostre fantasie.

LA PAZIENZA

Qualità importante per un praticante considerando che solo l’ego ha fretta ed è sempre affamato di risultati. Esso è sempre in competizione, soffre se non dimostra di valere, di riuscire bene e magari meglio di qualcun altro. Ricordiamoci la calma, la serenità e la pazienza. Il viaggio interiore va goduto passo dopo passo. La fretta è segno che a lavorare, è solo l’ego, e non tu. L’Essere non ha mai fretta…vive nella gioia e nella serenità.

L’ EQUILIBRIO

Il lavoro su se stessi richiede un profondo equilibrio: evitare i facili entusiasmi che dopo un po’ si estinguono nel nulla, ed anche la pigrizia e l’inerzia. Gli “estremi” sono sempre sospetti. Stai nel mezzo. Non troppo di qua e non troppo di la. Trova il tuo equilibrio quando pratichi, e così anche nella tua vita quotidiana. Non troppo “spirituale” o “interiore” e neanche troppo preso dal mondo e dalla sua confusione. Impara a camminare in equilibrio fra i due mondi.

IL CONFRONTO

E’ utile ed opportuno confrontarsi con gli altri praticanti…senza giudicare, o entrare in competizione, rispettando ognuno, ed inoltre: la propria e l’altrui modalità. Il confronto serve a vedere, attraverso l’esperienza degli altri, magari delle sfumature che non avevamo ancora colto o che ci erano sfuggite. Il confronto non è una gara per dimostrare chi ha fatto meglio o di più.

IL NON GIUDIZIO

In qualsiasi fase del lavoro è sempre bene evitare il giudizio come anche l’auto-giudizio. Vedere, accettare e comprendere, è la giusta modalità per produrre un risultato armonico. Il giudizio innesca sempre emozioni negative, sensi di colpa e frustrazione.

I RISULTATI

Le qualità emergeranno spontaneamente dal nostro Essere, quando saranno mature…quando noi saremo maturi a sufficienza. Le qualità positive…non sono comportamenti da tenere. Non hanno nulla a che fare con la morale. Sorgono spontaneamente quando siamo pronti. Non puoi, ad esempio, “fare” l’altruista…semmai, lo diventi ad un certo punto del lavoro su te stesso…quando meno te lo aspetti. Saranno le persone vicine a te ad accorgersi del tuo cambiamento. Non tu.

Tu sarai sempre l’ultimo ad accorgertene. Altrimenti, è assai probabile che si tratti dell’ennesima recita…un comportamento auto indotto. Un comportamento che si conviene. Ma conviene, solo se tu…sei ancora in cerca di attenzione, riconoscimento ed approvazione. E questo significa che non è avvenuta ancora alcuna crescita e maturazione reale. E’ cresciuto solo l’ego, e l’immagine che esso sfodera continuamente, per rendersi interessante agli occhi degli altri.

Roberto Potocniak

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