Uomini “rigenerati” da una formazione interiore, pronti a mettersi al servizio degli altri.

  • La nostra etica

    L’accademia pone al centro del suo interesse ed ha a cuore l’essere umano e la sua unicità. La sua possibile realizzazione personale ed interiore, e il risveglio delle sue potenzialità intrinseche. Il nostro progetto è sempre stato quello di trovare conoscenze e metodologie pratiche, in tutti gli ambiti e tradizioni, per aiutare l’uomo ad emanciparsi dalla sofferenza inutile, affinché possa realizzare se stesso ed ottenere una vita più ricca, libera, armonica e felice.

    Possiamo osservare, riprendendo in mano i nostri libri di storia, di come gli uomini, attraverso i secoli, siano stati educati-condizionati ad una visione della vita basata sulla sopraffazione, sull’infelicità, e sulla paura… e in molti casi, condizionati anche ad accettare passivamente la violenza e il dominio del più forte sul più debole come un “male necessario” per motivazioni che tutt’ora, se le analizzassimo con un minimo di consapevolezza e di sensibilità, riterremo assurde.

    Questo accadeva, allora come oggi, in nome di una religione e di una morale, rigida e dogmatica… che non era affatto al servizio dell’uomo, come avrebbe dovuto essere, ma al contrario, essa veniva utilizzata per dominare la mente e per indebolire la coscienza, ridimensionando così quel desiderio naturale di libertà di “essere se stessi” che alberga nel cuore in ogni essere umano.

    Molti massacri, lotte, imposizioni e torture si sono perpetuati in nome di Dio, sostenute da un moralismo strisciante che nascondeva fra le sue pieghe i vari giochi di potere, vendette personali ed abusi di ogni sorta, sempre protetti da un vessillo o dal potere economico e religioso che dominava in quel momento e luogo.

    Per questo motivo noi preferiamo parlare di un’etica, e non di una morale.
    Moltissime così dette morali erano ben lontane di una sincera ricerca del bene, della verità e dell’armonia, ma sono risultate figlie di un clima di ignoranza e di superstizione: retaggio di un passato primitivo e violento dal quale non ci siamo ancora evidentemente liberati del tutto.

    Penso che sia arrivato il momento, e che ci siano anche i presupposti giusti, per poter attuare una profonda trasformazione dell’essere umano. Possiamo vivere bene ed avere una visione più alta della vita in quanto scopo e significato della nostra esistenza.

    Tutto questo è possibile perché esiste “un’etica universale” che permea e muove il tutto…sin dall’inizio dei tempi.

    Queste leggi universali, se ben studiate, comprese e praticate, possono riportare l’uomo sulla giusta “Via” – che non ha nulla ha che fare con filosofie o religioni – liberandolo così dalla sofferenza e offrendogli in cambio: amore, consapevolezza, coscienza, libertà, conoscenza, felicità, armonia, forza interiore, e la possibilità infine di determinare la propria vita e il proprio destino.

  • Una possibilità

    Non c’è libertà, né felicità, se non aiutando gli esseri umani ad uscire dal loro stato di “trance consensuale”: uno stato passivo e condizionato, dove l’illusione di essere liberi di pensare, di sentire, e di agire in modo autonomo, offusca la chiarezza, e la possibilità di divenire degli “esseri coscienti”.

    Penso sia importante a questo punto ritornare a se stessi, ovvero: imparare ad essere se stessi. Non in quanto ad un ego-immagine interessato unicamente a soddisfare i propri bisogni superficiali, che sono la causa del continuo pretendere attenzione, amore, e riconoscimento, ma imparare ad essere se stessi in quanto uomini liberi ed auto- coscienti, radicati nella propria verità, disponibili verso il prossimo e il mondo che ci circonda.

    Uomini “rigenerati” da una formazione interiore, pronti a mettersi al servizio degli altri, senza mai diventare troppo servizievoli, caratteristica, quest’ultima, che rappresenta una degenerazione del senso reale della parola “servizio” e sacrificio di sé.

    Contrariamente a quello che si possa credere o meno, esiste la possibilità di liberarci da questo “grande incantesimo”, che in pratica ci porterebbe a considerare l’idea di poter – uscire dal gregge -, il quale, per sua natura e consistenza, tende a muoversi sempre meccanicamente, seguendo un qualche oscuro direttore d’orchestra che muove le fila da dietro il palco, e divenire “padroni di sé” e della propria vita.

    Esiste inoltre la possibilità di smettere di essere degli “uomini macchine”: vivere come ingranaggi usa e getta della società, etichettati di volta in volta come: consumatori, contribuenti, clienti, associati, credenti, seguaci, assicurati, dipendenti, fidelizzati… non è un bel vivere.

    Riflettiamo: non può esserci una “coscienza sociale” senza prima aver sviluppato una “coscienza individuale”, dato che la società, in fin dei conti, è solo un concetto astratto, mentre un individuo è, e rimane, una realtà indiscutibile.

    Di conseguenza, è facile comprendere che non possa esistere una coscienza individuale separata da un’etica e da un insieme di leggi universali, che mantengono sempre la stessa valenza, indipendentemente da variabili come: tempo, luogo, circostanze e persone.

  • Una nuova visione

    “Se io sono… allora io voglio… e se io voglio… allora io posso”.

    Credo che ogni essere umano abbia il diritto di realizzare se stesso e la sua vita.
    Scoprire ed esplorare le sue potenzialità e la sua unicità. Ognuno dovrebbe avere la possibilità di poter esercitare la propria libertà di pensiero, di sentimento, di parola ed azione creativa in questo mondo, in quanto individuo unico ed irripetibile.

    Fare qualcosa per emanciparsi dalla sofferenza inutile è il primo passo verso una nuova forma di libertà che significa: iniziare a “vedere se stessi” e quello che ci circonda con occhi nuovi, liberi dalla paura, dal pregiudizio, dalle illusioni, e dalle menzogne.

    Aperti gli occhi… si inizierà a intravedere una “possibilità” di cambiamento; comprenderemo l’importanza di sviluppare il nostro “potere di fare” e di decidere autonomamente. Osservare per comprendere, e poi… iniziare a fare delle scelte coscienti. Prendersi delle responsabilità, ma anche la soddisfazione di essere gli artefici della nostra vita e del nostro destino.

    Possibilità queste, che spaventano a morte gli esseri umani condizionati alla dipendenza e all’inerzia; all’inutilizzo delle loro facoltà: fisiche, volitive, intellettuali ed emotive.

    Riflettiamo:

    Cosa voglio davvero?
    Cosa significa costruire la propria vita?
    Quali sono le mie responsabilità?
    Possono gli altri avere responsabilità nello svolgimento della mia vita? Posso fare affidamento su me stesso?

    La vera felicità, quella che nasce da dentro, – e non dalle gratificazioni esteriori, dal riconoscimento sociale, o dal ricevere l’attenzione altrui, – come anche ad esempio, le qualità come l’armonia, la gioia, il piacere, e la pace interiore: sono il prodotto di una “formazione speciale interiore” e di innumerevoli tentativi e sforzi tesi verso una “evoluzione interiore cosciente” dove, degli esseri umani, scelgono di divenire “coscienti di sé” allo scopo di emanciparsi dalla “meccanicità” prodotta dagli schemi e dai condizionamenti sociali e famigliari.